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In un documento del 24 novembre 2009, l’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) – l’ente internazionale che sovrintende l’assegnazione dei numeri IP, la gestione del sistema dei nomi a dominio di primo livello generico (gTLD), del codice internazionale (ccTLD) e dei sistemi di root server DNS – aveva evidenziato i danni che derivano dalla pratica esercitata dai DSN pubblici, di ridirezionare la navigazione verso pagine di ricerca in caso di dominio non trovato.

Il ridirezionamento automatico è previsto dalle specifiche tecniche dei server DNS tramite la NXDOMAIN substitution, così come spiegato dall’articolo di PuntoInformatico “DNS, ICANN sconsiglia i consigli di navigazione“, e opera indirizzando il browser verso un numero IP diverso da quello associato nel DNS al dominio che si cerca di raggiungere. Servizi quali OpenDNS utilizzano questa tecnica per dirigere l’utente verso pagine di ricerca che propongono soluzioni alternative, basando il proprio ritorno economico sulla pubblicità.

La notizia di oggi è che anche Google ha deciso di fornire un proprio servizio di DNS pubblico, con la motivazione che l’accesso al web e alle sue risorse deve essere il più veloce possibile, proponendo quindi la sua soluzione come più efficiente rispetto a quelle dei provider che forniscono l’accesso internet agli utenti.
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Lettera di ASSOLI (Associazione per il Software Libero) ai ministri Brunetta e Gelmini relativamente al protocollo di intesa siglato dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca ed il Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione con Microsoft per la diffusione del software nella scuola.
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La lettera aperta inviata al figlio dal direttore generale della Luiss necessita di una replica. Magari un po’ colorita, ma sincera.

Caro raccomandato politico, perché se ha diretto la Rai deve per forza essere stato affiliato, o quantomeno simpatico a qualche partito, nonché attuale direttore della Luiss, che per chi non la conoscesse è la più esclusiva università privata di Roma a cui accedono soltanto i figli di persone facoltose, vista la retta che viene chiesta per l’iscrizione, le scrivo per chiederle se non le sembra stucchevole, ipocrita e in un certo senso crudele propinarci una lettera a suo figlio in cui gli consiglia di cambiare nazione perché la nostra è marcita e dentro non ci troverà opportunità per esprimere il suo valore. Vede, dottor Pierluigi Celli, non solo non riesco a provare la minima empatia per quello che dovrebbe essere un supposto dramma, ma non riesco a vederla nemmeno come vittima e con lei non vedo come vittima suo figlio, sicuramente persona degna di lode che non mi permetto di giudicare, non conoscendolo. Il problema è che, con rispetto parlando, lei e quelli come lei siete la metastasi, il tumore che andrebbe rimosso per ricreare quella speranza ormai patrimonio dei dormienti.

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Lettera di Pier Luigi Celli, ex direttore generale della Rai, attualmente direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli, al figlio che si sta per laureare.

Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

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Sembra la pubblicità per la season premiere di Lost, invece è la Sardegna dove magia e mito sono “self consistent” con la sua splendida natura.

Complimenti agli autori del video: è veramente notevole.

C’è l’azione di lobbing della Business Software Alliance (BSA) nella nuova bozza sull’interoperabilità europea dei sistemi informatici, l’European Interoperability Framework (EIF).

La prima versione dell’EIF, pubblicata nel 2004, dava una definizione di standard aperti (open standard) e raccomandava l’uso del software Open Source. Nella nuova versione questi riferimenti sono stati eliminati ed è stata inserita una sezione sull’openness nella quale viene affermato che

“l’interoperabilità può essere ottenuta anche senza l’openness per esempio con l’omogeneità dei sistemi ICT, il che implica che tutti i partner usino, o si accordino di usare, la stessa soluzione per implementare un Servizio Pubblico Europeo.”

Nel testo, scritto sotto dettatura dei lobbisti delle maggiori aziende di software, viene quindi buttato alle ortiche ogni concetto di sistemi e standard aperti, per abbracciare l’idea che l’interoperabilità è solo una problema di acquistare tutti lo stesso software proprietario ed usare tutti gli stessi protocolli proprietari!
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Su YouTube è stato pubblicato un servizio della CNN sulle intercettazioni dei pager pubblicati da WikiLeaks. Il video riassume gli attacchi mettendo in sovrimpressione alcuni dei messaggi, restituendo in pochi minuti il dramma vissuto dalle persone coinvolte negli attacchi al World Trade Center e al Pentagono.

WikiLeaks ha pubblicato le intercettazioni dei pager nelle 24 ore intorno all’attacco a New York e Washington dell’11 settembre 2001.

I pager sono strumenti di comunicazione testuale solitamente utilizzati da pubblici ufficiali. I messaggi presenti nell’archivio comprendono quelli spediti da personale del Pentagono, FBI, FEMA (Federal Emergency Management Agency), Dipartimento di Polizia di New York e dai computer delle banche di investimento presenti nel World Trade Center.

Su WikiLeaks viene sottolineato che l’archivio è una traccia obiettiva di un momento cruciale della nostra epoca, nella speranza che aiuti a capire un evento che è stato l’inizio di un lungo periodo di morte e guerra.

I netbook più performanti che stanno uscendo in questo periodo con processore Intel Atom Z520 e Z530, sono basati sulla piattaforma Mobile Intel US15W Express Chipset, con scheda grafica integrata Intel GMA 500. Si tratta, giusto per fare nomi e cognomi, dei netbook Acer Aspire One 751h, Asus Eee PC 1101HA, Dell Inspiron Mini 10, ecc.

I driver per questa piattaforma Intel, nota sopratutto con il nome Poulsbo, sono proprietari e quindi senza un supporto “comunitario” per Linux. Canonical e Mandriva, le due aziende dietro le distribuzioni Linux Ubuntu e Mandriva, hanno acquistato i diritti per distribuire i driver binari ma al momento sono installati di default solo su Linux Mandriva One 2010, mentre non sono ancora presenti nell’ultima Ubuntu 9.10.

Se quindi si vuole Linux funzionante “out of the box” e senza ulteriori sforzi il suggerimento è di usare Mandriva. Se invece si preferisce comunque Ubuntu, serve un piccolo sforzo aggiuntivo. Personalmente io preferisco di gran lunga Ubuntu ma ho comunque voluto provare per alcuni giorni Mandriva One 2010 sul mio fiammante Acer Aspire One 751h. Il risultato è stato deludente: per quanto la grafica sia configurata e funzionante senza alcuno sforzo, il resto della piattaforma hardware non sembra supportata al meglio: ho sperimentato parecchi blocchi completi del sistema (non potendo neanche passare ad un terminale con CTRL+ALT+F1), per i quali l’unica soluzione era staccare la batteria!

Tornato fedele all’ottima Ubuntu, la soluzione per avere la scheda grafica al massimo delle sue possibilità è risultata estremamente semplice, grazie a lucazade che ha rilasciato i backport su Karmic dei driver poulsbo per Jaunty, installabili grazie ad uno script che fa tutto da solo: aggiunta repository deb, scaricamento dei file, compilazione delle patch per il kernel e configurazione del file Xorg.conf. Facile e indolore!

Per istruzioni e link vi rimando al post di lucazade su Ubuntu Forums.

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È trascorso quasi un anno dall’ultimo post su 360 e tante cose sono cambiate nel frattempo… naturalmente non starò a raccontarle qui: chi mi conosce già sa, chi non sa non mi conosce e non saprà :-)

Solo una cosa voglio rendere pubblica perché ha a che fare con la mia “identità digitale”: mi sono iscritto a feisbuk. Dopo alcuni anni di strenua resistenza ho ceduto. La massa critica raggiunta da FB è tale che non permette più di ignorarlo o “starne fuori”.

Non è ovviamente solo una questione di “massa”, ma, sopratutto, di maturità raggiunta dalla socializzazione via FB: passato il periodo del cazzeggio puro oggi FB è un ecosistema sociale estremamente potente e raffinato, sul quale transitano elementi di condivisione sia privata che professionale, che non hanno altri canali, se non più lenti, inefficienti e comunque relegati alla “secondarietà”.

Quindi per il mio “io digitale”: Facebook ergo sum.

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